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Caro navigante di internet,

prima di offrirti una breve presentazione della nostra realtà parrocchiale, desidero mandarti un sincero e fraterno saluto da parte di tutto il Consiglio Pastorale della Parrocchia della Natività N.S.G.C. di Roma.

Inizio indicando con chiarezza le linee portanti della nostra Parrocchia.

Le linee fondamentali della nostra parrocchia sono nel solco che il Concilio Vaticano II ha tracciato nei suoi documenti. Attualizzare le istanze conciliari, nel vissuto concreto delle parrocchia, è stato un cammino lungo e, non possiamo non dirlo, anche molto sofferto. Un esempio per tutti è il rinnovamento della Chiesa, un cambiamento voluto per facilitare la partecipazione di tutti all’eucaristia, aiutando il popolo di Dio a passare dalla mentalità di chi andava ad “ascoltare la messa” alla consapevolezza di essere invece un’assemblea celebrante. Forse non sono molte le parrocchie che per il Concilio hanno messo così fortemente in discussione se stesse. La nostra comunità parrocchiale si è messa sotto vento dello Spirito Santo e coraggiosamente ha preso il largo, lasciando un porto sicuro e rassicurante.  

Non a caso siamo partiti dal rinnovamento della Chiesa perché, siamo convinti, che tutto prenda vita dalla celebrazione liturgica.

 

Tutta la pastorale parrocchiale è ritmata sull’anno liturgico, la Pasqua annuale e la Pasqua settimanale sono culmine e fonte di tutta la vita della parrocchia. Ogni tempo liturgico è vissuto secondo le specificità che lo caratterizza, attraverso la diversità sia dei segni liturgici che dei canti. E’ all’interno della celebrazione liturgica che avviene il primo annuncio. La stessa omelia ha una valenza liturgica, con un forte carattere esistenziale e mai inutilmente moralistico.

Cuore dell’annuncio è la buona notizia, l’evangelo: Dio ha tanto amato il mondo. Questo annuncio narra l’amore di Dio per ogni persona umana. Dio ci ama gratis e l’amore di Dio è Gesù. Questo annuncio ha trasformato la Parrocchia in un luogo dove nessuno è rigettato ma ognuno si sente accolto, amato per quello che è e non per quello che fa. In Parrocchia abbiamo imparato a distinguere tra errore e errante, tra peccato e peccatore. Al peccatore spetta sempre la misericordia di Dio.

Il segno che la celebrazione liturgica e l’annuncio sono la linfa vitale della comunità è la carità.

La carità è aprire le porte alle diverse realtà ecclesiali, ai gruppi, ai movimenti, alle tante comunità religiose presenti nel territorio della parrocchia.

La carità è vivere la comunione ecclesiale, attraverso un presbiterio numeroso, un corpo diaconale ricco come in nessun altra parrocchia, la presenza costante di giovani seminaristi, e poi gli organismi di partecipazione, come il consiglio di amministrazione e il consiglio pastorale.

La carità è incontrare i fratelli ortodossi e i luterani di Svezia, con i quali cerchiamo di vivere la stessa fede in Dio: Padre, Figlio e Spirito, e proclamare ad una sola voce che Gesù Cristo è il Signore.

La carità è dialogare con il grande popolo dell’Islam che moltissimi di noi hanno incontrato nelle case di Douz, Kebili e Nefta in Tunisia, e nella vita quotidiana della parrocchia.

La carità è, infine, la Domus Caritatis (inserire FOTO), il frutto del Pane eucaristico e del Pane della Parola, luogo di accoglienza aperto a tutti, indistintamente, dove i poveri sono per noi il sacramento dell’incontro con Gesù (“avevo fame, avevo sete, ero nudo, ero straniero, ero carcerato, ero ammalato e mi avete accolto”).

Concludo dicendoti quale è la missione che la nostra parrocchia porta tenacemente avanti.

Noi crediamo che la missione della Parrocchia sia quella di far crescere cristiani adulti che raggiungano la statura di Cristo, e di formare donne e uomini capaci di dialogare veramente con il mondo contemporaneo, senza ostracismi, senza sfide, senza condanne.

Marco Calisti

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