Esperienze alla Domus Caritatis
Ricordando il giorno della sua prima comunione, frate Arturo Paoli racconta che al termine della celebrazione eucaristica sua madre lo prese per mano e lo condusse in un ricovero per anziani, dove era solita svolgere servizio di volontariato, e lì egli poté assistere mentre lavavano, accudivano, sistemavano quelle persone bisognose. Al momento di tornare a casa la madre gli disse soddisfatta: “Abbiamo completato l’eucaristia.”
“Perché l’eucaristia – commenta frate Arturo – si fa simbolicamente in chiesa, ma realmente con i poveri”.
Ecco, prendiamo spunto da queste parole per introdurre le interviste che seguono, perché nel voler presentare al lettore l’esperienza della Domus Caritatis della nostra parrocchia, crediamo non esista un modo più autentico se non quello di farcela raccontare da chi questa eucaristia la celebra costantemente, con abnegazione, da oltre vent’anni.
Adele, tu sei qui fin dal primo giorno, ci puoi raccontare come ebbe inizio quest’avventura?
21 o 22 anni fa cominciò questa accoglienza per i poveri. All’inizio abbiamo lavorato insieme con la Sant’Egidio, con i precotti; poi don Pietro disse che questo non poteva essere considerato pienamente un segno d’amore, ma che dovevamo fare qualcosa noi, con le nostre mani, e cucinare…fu così che iniziò quest’esperienza.
A noi all’inizio sembrò una pazzia, perché cucinare per tanta gente ci pareva impossibile, e invece poi, piano piano… Cominciammo in una piccola camera, con gli utensili che non c’erano, bisognava adattarsi: era l’amore con cui si facevano queste cose che ci dava coraggio, e così siamo andati avanti per anni e anni.
È stata un’esperienza meravigliosa perché ho avuto il contatto personale con i poveri: non è solo il dargli da mangiare, è ascoltarli, è accoglierli. L’abbiamo sentito tutti questo.
Poi le cose sono migliorate. Don Pietro è riuscito a realizzare la mensa in questi locali della Parrocchia che erano addirittura interrati, sono stati svuotati, sono stati sistemati ed ora abbiamo una bella sala e una bella cucina. Ma continuiamo sempre come prima, senza chiedere contributi al Comune o ad altri enti. In tutti questi anni è andata avanti così, con la carità, e infatti don Pietro lo ripete sempre: andrà avanti fino a che ci sarà la volontà del quartiere, di tutti, di contribuire. Grazie alla carità e nel nome di Dio andiamo avanti da tutti questi anni.
Secondo te oggi a chi si dà il cibo?
A tutti quelli che chiedono, che sono nel bisogno. Non abbiamo mai fatto differenze: oggi la maggioranza sono extracomunitari, certo, però noi abbiamo accolto tutti: italiani e stranieri. Anche tanta gente del quartiere. Ricordo di una signora che si capiva, era veramente in una condizione di necessità, ma si vergognava di venire. Io l’ho convinta ed alla fine è venuta mangiare qui per molti anni, fino alla sua morte.
Certo, adesso la maggioranza sono extracomunitari, è chiaro.
Velia, tu sei la cuoca…
Io sto qui dal 1988. La Domus Caritatis è andata avanti sulla forza delle persone che donano, altrimenti non ce l’avremmo fatta. Le persone che mangiamo qui sono tante, un anno siamo arrivati anche a 1.700 e non sapevamo dove mettere la roba. Ora si cucina per 700, si fa un quintale di sugo e tutto il resto, però dobbiamo comprare tutto e perciò se non ci fosse l’aiuto esterno non si potrebbe andare avanti.
Chi lo dà l’aiuto esterno?
La Comunità parrocchiale.
Oggi a chi date da mangiare?
Ai poveri, noi ci teniamo ai poveri, ci teniamo a trattarli bene.
E cosa date da mangiare?
Diamo carne, pollo, hamburger, rollè, spinaci, fagiolini, carote, patate al forno, tutto quello che possiamo lo diamo.
Voglio spiegarti una cosa: non siamo tanto noi che aiutiamo i poveri, sono loro che aiutano noi a capire la realtà della vita, e quando poi vengono da te e ti dicono un semplice “grazie” per noi è meraviglioso.
Aiutano a capire qual è la realtà di oggi?
Si, la realtà di oggi: che non si arriva più alle fine del mese. È impossibile, basta girare nei supermercati per rendersene conto: quando guadagni 1.000 euro al mese ed hai una famiglia sulle spalle, e devi pagare la pigione, le bollette, sostentare i figli che devono andare a scuola…non ce la fai più, e allora a mangiare qui ci vengono anche molte famiglie.
Poi abbiamo il servizio doccia due volte la settimana, e diamo il vestiario. Vengono al mattino, si lavano, prendono i vestiti, fanno la colazione e vanno via.
Abbiamo anche 20 persone senza fissa dimora che dormono qui la notte, da ottobre fino a maggio: la sera cenano qui, al mattino fanno colazione ed escono alle 8.00.
Quindi cucinate anche la sera tutti i giorni?
A volte da Casa san Bernardo mandano qualcosa già pronto, altrimenti cuciniamo noi.
Anna, tu sei una volontaria che non abita nel quartiere:
Si, questa non è la mia parrocchia, vengo da san Fabiano a via Taranto. Vengo tutti i giorni, a piedi.
Quanti anni hai?
82. Ma il sacrificio non mi pesa, perché io amo i poveri, sono una credente praticante quindi mi porto dentro questa sensibilità. Quando un povero mi dice “ho fame” a me si stringe il cuore: cerco di aiutare. Aiuto anche molti bambini dell’Africa e della Thailandia, li ho in adozione.
Questa è la mia vita, e sono contenta! Quando vado via mi sento soddisfatta.
Qui assaggio tutto per accertarmi che tutto quello che noi diamo agli altri sia buono: ci sto molto attenta, perché per me i poveri sono i poveri del Signore. Sono coloro che il Signore ci ha affidato. Anche il più brutto, il più antipatico, il più maleodorante, per me è sempre il povero del Signore.
Anche tu, Milena, vieni qui costantemente?
Io vengo cinque giorni a settimana, tre per il pranzo e due per le colazioni. È un bel servizio e mi manca molto quando non posso venire. è più quello che riceviamo che quello che diamo. Soprattutto la mattina, quando vengono a fare colazione, e abbiamo la possibilità di fermarci a parlare con loro. Quando invece prepariamo il pranzo non li vediamo, perché il pomeriggio a servire ci sono altre persone.
Oggi a chi si dà da mangiare?
Oggi a chi viene. Don Pietro dice che non lavoriamo con un numero prefissato perché tutti quelli che vengono “hanno lo stomachino pronto per mangiare”. Adesso ci sono anche degli italiani che vengono a mangiare. Mangiano come a casa loro perché è tutto cucinato, non c’è niente di precotto.
E tu Anna Maria come ti sei trovata a svolgere questo servizio?
Io ho iniziato forse grazie all’esperienza nel Cammino Neocatecumenale. A un certo punto ho sentito il desiderio di dare la mia vita, un attimo della mia vita, ai poveri.
Dare una parte di sé, della propria vita, per i poveri: le parole di Adele, Velia, Anna, Milena ed Anna Maria, sono una testimonianza autentica, pienamente vissuta, dell’affermazione di Gesù: “Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo.” (Matteo 23, 11).
GRAZIE!


