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Diaconi permanenti

 Tutti i cristiani, in forza del loro Battesimo, sono chiamati alla santità (Lumen Gentium, 40). Ci sono tuttavia molti modi di vivere la comune santità battesimale. In alcuni casi questi modi vengono a coincidere con specifiche vocazioni, cui corrispondono delle responsabilità e dei compiti di particolare importanza all’interno della Chiesa. Il diaconato è una di queste vocazioni specifiche. Quanto poi alla figura della santità diaconale, dovremo dire che essa andrà ricercata nella linea del servizio.  

La parola greca diakonos venne utilizzata sin dall’inizio della storia della Chiesa per indicare colui che si poneva nella comunità a servizio del prossimo, in modo autorevole e ufficialmente riconosciuto. Ben presto quella del diacono divenne una vera e propria figura ministeriale, che affiancò la figura del vescovo ancor prima del presbitero.  Perciò, il diacono esiste per ricordare a tutti che il Cristianesimo è servizio. L’intera vita del diacono e la sua stessa persona sono un richiamo costante e ben visibile al ministero del servizio che il Battesimo porta con sé. 


Il diacono è nella Chiesa l’immagine viva del Cristo che serve, del Cristo che per amore si china a lavare i piedi dei suoi discepoli, del Cristo che si fa carico delle sofferenze dei più deboli, del Cristo che proclama la parola del Regno di villaggio in villaggio, del Cristo che si fa vicino a chiunque è minacciato dalla tristezza e dall’angoscia, del Cristo che offre la sua stessa vita in sacrifico.
 

 

«Con la restaurazione del diaconato permanente», assente per circa dieci secoli, «lo Spirito Santo offre il dono del ripristino di una struttura sacramentale della Chiesa, la quale - secondo S. Ignazio - “non può essere senza vescovi, presbiteri e diaconi” e quindi di una abbondante ricchezza di grazie sacramentali per una maggior efficacia nella sua missione di salvezza.

 

Il diacono, in particolare, “è segno sacramentale” e quindi rappresentante e animatore della vocazione al servizio proprio di Cristo e della Chiesa, sua sposa, chiamata anch'essa a servire e a dare la sua vita in redenzione di molti. La sua presenza nella Chiesa è destinata a promuovere una più intima comunione dei cristiani tra loro e un loro maggior impegno missionario a sacrificarsi per la salvezza di ogni essere umano.

 

Il Concilio Vaticano II è venuto incontro ai voti e alle preghiere di voler restaurato il diaconato permanente come ordine intermedio tra i gradi superiori della gerarchia ecclesiastica e il resto del popolo di Dio, perché fosse in qualche modo cerniera tra pastori e fedeli, interprete delle necessità e dei desideri delle comunità cristiane, animatori del servizio, ossia della diaconia della Chiesa, segno e sacramento dello stesso Cristo Signore, il quale non venne per essere servito ma per servire (Mt. 20, 28).

 

Il ministero diaconale è, come quello presbiterale, una partecipazione al ministero del Vescovo al quale appartiene in pienezza quella diaconia che è finalizzata alla glorificazione del padre e alla salvezza di tutti gli uomini. Come tale ha un posto e un compito specifici, come pure una propria garanzia sacramentale al di là dell'eventuale funzione di supplenza alla scarsità del clero. » 

 

Ugo Card. Poletti (Vicario Generale di Sua Santità) nella Solennità di Tutti i Santi, Roma 1982 

  

Il diaconato essendo una realtà antica e nuova non è presente in tutte le parrocchie della nostra Diocesi e non c’è presenza di diaconi permanenti in tutte le diocesi del mondo.   

Il diacono non è un laico; riceve infatti il sacramento dell’Ordine, che lo immette tra i membri del clero, ha una propria veste liturgica, sull’altare ha un posto suo, è ministro della Parola, proclama il vangelo, ha l’obbligo di celebrare la liturgia delle ore a nome dell’intera Chiesa, può celebrare la liturgia del battesimo, benedire le nozze, accompagnare alla sepoltura i defunti. Egli è un ministro di Cristo a tutti gli effetti.  

 

Il diacono non è un presbitero quindi non presiede l’Eucaristia e non assolve i peccati. Il ministero del diacono ha altri campi, il suo spazio è fondamentalmente lo spazio di una predicazione che attualizzi la vita vissuta, in un'assemblea liturgica che è formata da sposati, da persone che lavorano in varie professioni, da persone che insegnano ecc. Non dovrebbe essere come la predicazione del presbitero. Il presbitero ha la dimensione, il ruolo, il tipo di predicazione sua propria, anche il diacono ha una propria dimensione specifica. Così, ad esempio, l'essere diacono non solo in chiesa, non solo in parrocchia, ma l'essere diacono nei luoghi di vita, dove si vive regolarmente, così anche un diacono sposato non può non avere l'ambito di una pastorale familiare con la preparazione delle coppie che si avvicinano al matrimonio, col visitare le famiglie che chiedono il battesimo per i propri figli, con il dialogare con le famiglie che si riavvicinano alla chiesa e che magari non hanno celebrato il sacramento del matrimonio e portarle piano piano a celebrarlo, è uno spazio proprio del diacono. Il presbitero ha altri compiti. Così anche lo spazio della carità, lo spazio dell'amministrazione della parrocchia, dei beni della comunità, questo è uno spazio diaconale. 

 

La nostra parrocchia vive l’esperienza del diaconato permanente da quasi trent’anni, sono presenti cinque diaconi che rendono la nostra comunità, come diceva il Concilio Vaticano II, una parrocchia tutta ministeriale, con ministeri sia ordinati sia non ordinati.

 


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