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Sinodo: "La Parola di Dio"

Sinodo: "La Parola di Dio"

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Il libro del sinodo della diocesi di Roma alle pagine 69-70 così si esprime: “Attraverso la perseverante e gioiosa fedeltà alla grazia ricevuta col sacramento dell’ordine che li costituisce un unico presbiterio con il loro vescovo, i presbiteri sono chiamati a crescere nella fraternità con la preghiera comunitaria, il dialogo, la stima, l’esercizio dell’amore reciproco a livello spirituale e materiale, la valorizzazione delle attitudini e dei talenti di ciascuno, la condivisione delle fatiche pastorali incrementando, nella linea di una consolidata tradizione romana, forme stabili di vita comune”.

Come dice il sinodo, i preti a Roma vivono insieme, cosa non comune nella maggior parte delle diocesi italiane. I preti che vivono alla Natività sanno che la nostra non è solo una coabitazione, ma un rendersi corresponsabili del buon andamento della vita pastorale della comunità parrocchiale nei suoi molteplici aspetti. Innanzitutto c’è da apprendere e condividere uno stile di parrocchia ereditato dalla esperienza e saggezza pastorale dei parroci che si sono avvicendati alla Natività, principalmente mons. Luigi Rovigatti, uno stile caratterizzato da una catechesi liturgica che infonde serietà alla catechesi sacramentale e alla carità.

Il documento conciliare Sacrosantum Concilium dichiara al numero 48: “La chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, la santa Messa, ma che comprendendolo bene nei suoi riti e nelle sue preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente”. Questo è sempre stato per i presbiteri della Natività un punto di riferimento per saper presiedere in modo che appaia sempre una assemblea liturgica celebrante. Dalla accoglienza liturgica noi preti siamo poi chiamati alle molteplici forme di accoglienza fraterna e misericordiosa, che ci vengono offerte dalla quotidiana presenza in parrocchia e nel quartiere: con il sacramento della riconciliazione e la guida spirituale, con i ragazzi, con gli adulti dei vari gruppi di catechesi, con i giovani, con i poveri, con gli ammalati, con gli anziani ecc. .

Vivere insieme tra preti diocesani implica di avere dei momenti comuni quali i pasti e altre occasioni di condivisione nelle quali conoscersi. Il presbiterio alla Natività è sempre stato variegato per età, provenienza, formazione. Esso richiede ogni anno una certa dose di adattabilità e d umiltà, sia per chi viene nuovo che per chi c’è da più tempo, per entrare in sintonia con i ritmi della casa e degli impegni pastorali.

Essendo sempre un gruppo nutrito che varia dai cinque ai sette ed anche più membri, ognuno è chiamato ad accogliere l’altro, costruendo così un ambiente sereno. Il ministero presbiterale ci porta ad essere uomini di comunione che intessono stretti rapporti di collaborazione con i diaconi permanenti, attualmente cinque, con le suore e i padri che vivono nel quartiere, e i laici che in vario modo offrono il loro servizio alla comunità parrocchiale, in genere con tutti coloro con i quali siamo in contatto, dando loro testimonianza di una vita donata e sobria. Siamo infatti chiamati a fare nostra l’esortazione che san Paolo faceva al suo collaboratore Timoteo: “Tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna all quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a moltissimi testimoni” (1 Tm 6,11-12).

Don Udino

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