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Un poco di storia - Giuseppe Taffon

 

Nel quindicennio 1950 – 1965, grazie alla pastorale illuminata e profetica di Don Luigi Rovigatti, poi vescovo e vicegerente della Diocesi di Roma, e di sacerdoti suoi collaboratori (Don Luigi della Torre, Don Nino Miraldi e altri), la Parrocchia fu antesignana delle novità profonde in campo pastorale e liturgico che il Concilio Vaticano II portò con sé. 

La generazione di quegli anni iniziò, così, a familiarizzare con i Vangeli e le Scritture in genere e fu cristianamente sempre più impegnata a trasmettere il messaggio alla generazione successiva che stava crescendo negli anni del post/concilio. Furono anni quelli, di grande rinnovamento spirituale che contribuì in modo decisivo a formare un laicato che avrebbe portato uomini e donne ad attività pubbliche di natura politica. La nostra parrocchia diede un suo contributo di uomini di cultura politica tutta ispirata agli insegnamenti ed alla dottrina sociale della chiesa. 

Le linee di pastorale liturgica avevano dei momenti forti soprattutto la Domenica ancora prima che iniziasse la riforma liturgica, secondo quanto raccomandato dalla istruzione della S. Congregazione dei Riti del 1958 con la quale si avviavano le assemblee di vario grado per arrivare alla messa parrocchiale o comunitaria di terzo grado. L’omelia veniva inserita tra il vangelo ed il credo. 

Le letture bibliche venivano lette in italiano. Le omelie erano brevi, essenziali, si basavano sui testi della scrittura ed erano scrupolosamente concrete (confronto tra parola evangelica e vissuto quotidiano; gruppi del vangelo e gruppi di revisione di vita). 

Il prete celebrante, poi, doveva essere accompagnato da collaboratori in differenti ruoli. Da qui la preoccupazione per la preparazione dei chierichetti, dei lettori e dei commentatori. Le assemblee venivano, poi, educate al canto con inni appropriati. Fu decisa la celebrazione collettiva dei battesimi nella domenica e nella messa parrocchiale come atti comunitari. 

Un approccio del tutto nuovo per la preparazione degli sposi al matrimonio andava a superare il puro rapporto burocratico per stabilire, invece, un contatto personale ed umano. Le fasi erano le seguenti: 

colloquio: consegna del catechismo e prime spiegazioni

colloquio: esame di catechismo svolto separatamente 

colloquio: iniziazione alla lettura della Scrittura  

colloquio: compromesso (impegno) 

colloquio: scelta delle letture per la Messa nuziale e illustrazione dei riti; confessione 

colloquio: piccola lettura o istruzione prima del matrimonio 

 

La premura per le celebrazioni liturgiche e la cura rivolta al popolo cristiano che vi partecipa guidano la preoccupazione di don Luigi per l’ambiente che ospita le assemblee celebranti. 

Crescendo la partecipazione dei fedeli alla Messa, si veniva proponendo urgentemente la ristrutturazione del presbiterio perché consentisse una più funzionale celebrazione della liturgia. Ancora prima della riforma del Vaticano II, ma nella prospettiva di una ormai sicura realizzazione, don Luigi decise, dopo le consultazioni consuete con i preti e con i parrocchiani, di incaricare l’architetto Morabito per lo studio di un progetto che evidenziasse i tre centri ministeriali della celebrazione: la mensa altare per il convito sacrificale, l’ambone per la proclamazione della Parola, la sede per il prete presidente e i suoi collaboratori. Il nuovo altare fu consacrato dal Card. Traglia nel 1962, usando il rito del Pontificale romano nella forma resa più snella e significativa da una recente riforma rituale. I fedeli furono preparati con un triduo nel quale furono spiegati i significati della “casa dell’assemblea” (domus ecclesiae), della proclamazione della parola di Dio mediante la lettura della Bibbia e la predicazione, e del convito eucaristico che si svolgeva sull’altare e coinvolgeva l’assemblea nella partecipazione e con la comunione. Nell’adeguare il presbiterio alle nuove esigenze della Messa riformata dal Vaticano II si dovette solamente spostare in avanti di un metro e mezzo l’altare per consentire al presidente di celebrarvi rivolto al popolo. 

All’inizio degli anni 60 avvertivamo che si stava avvicinando un’epoca per la Chiesa, in cui vi sarebbero stati profondi mutamenti nella vita ecclesiale e nell’attività pastorale. Ciò portò a continui approfondimenti, sperimentazioni ma anche contrasti. Al di là di intenzioni sante e generosità apostoliche delle quali mai si dubitò, don Luigi sapeva che i suoi confratelli erano paurosamente sprovveduti di fronte ai cambiamenti liturgici, pastorali, culturali e anche politici che si profilavano nel corso di quegli anni.