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Il presepe alla Natività

 Il Presepio alla Natività

 

Nella nostra parrocchia dedicata alla Natività di Nostro Signore Gesù Cristo, non manca la rappresentazione dell’incarnazione di Gesù, cioè l’immagine di Gesù bambino con i suoi genitori Maria e Giuseppe nella grotta di Betlemme.  Infatti, l’apside della nostra chiesa ci ricorda ogni giorno di quest’evento importante per tutta l’umanità. 

Comunque, ogni anno, un gruppo di volontari s’impegna a costruire un presepio nella nostra Chiesa per aiutare tutta la comunità a riflettere e meditare la nascita di Gesù.  

 

Origine del Presepio 

(Dal libro: G. Venturi, Avvento e Natale. Riflettere – progettare – celebrare, ELLE DI Ci, Leumann (TO), 1987.)

 

Natale 1223, a Greccio, piccola borgata dell’Umbria.  Francesco d’Assisi va a trovare un amico di nome Giovanni e gli dice: 

“Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: “vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello”. 

Appena l-ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l’occorrente, secondo il disegno esposto dal santo… 

E giunge il giorno della letizia, il tempo dell’esultanza! Per l’occasione sono qui convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s’accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi.  Arriva alla fine Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia.  Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l’asinello.  In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l’umiltà.  Greccio è divenuto come una nuova Betlemme.  Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali!  La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mister.  La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi.  I frati cantano scelte lodi al Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia.  Il santo è lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione e di gaudio ineffabile (Tommaso da Celano, Vita II, 84, in: Fonti francescane, 447-478).

 

Si celebra quindi una Messa cantata, davanti al presepio, nella grotta. 

Poi il sacerdote celebra solennemente l’eucaristia sul presepio e lui stesso assapora una consolazione mai gustata prima. 

Francesco, rivestito dei paramenti diaconali (per umiltà non era sacerdote), <<canta con voce sonora il santo vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in desideri di cielo.  Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme.  Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù, infervorato di amore celeste, lo chiamava “il Bambino di Betlemme”, e quel nome “Betlemme” lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora.  E ogni volta che diceva “Bambino di Betlemme” o “Gesù”, passava la lingue sulle labbra, quasi a pregustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole (Fonti Francescane, 478-479).

 

In questo presepio non c’erano statue.  La novità fu di celebrare una Messa in una grotta, in mezzo agli animali.  Questo gesto fece scoprire il senso del Natale.

 

I precedenti

 

Il presepe di Greccio, quale rappresentazione vivente dell’evento del Natale, conosce dei precedenti che si radicano fin nei primi secoli della vita della Chiesa. 

Betlemme è sempre stata luogo di pellegrinaggi: 

San Giustino († 153), Origene (III sec.), Eteria (V sec.), san Girolamo († 420) evocano le celebrazioni nella basilica costruita sulla grotta considerata luogo della nascita di Gesù.  Ben presto si costruirono anche in altri luoghi cappelle che riproducevano la grotta di Betlemme, come oggi si fa con la grotta di Lourdes.  Nel sec. VII la basilica romana di S. Maria Maggiore aveva una cappella che riproduceva la grotta di Betlemme: “Sancta Maria ad Praesepem”. La più antica rappresentazione del presepe conosciuta è un dipinto murale del  380 circa, ritrovato in una camera mortuaria di una famiglia cristiana, nelle catacombe di san Sebastiano, scoperta a Roma nel 1877. 

In Oriente è antichissima l’abitudine di esporre nelle chiese l’icona del giorno, che richiama ai fedeli il mistero o la festa che si celebra. 

L’icona della natività è una di queste. 

Il primo scopo del presepio non è di riprodurre esattamente il modello di Betlemme.  Gli elementi essenziali vengono suggeriti dai racconti evangelici: i pastori che all’annuncio dell’angelo “trovarono Maria, Giuseppe e il neonato adagiato nella mangiatoia” (Lc 2, 16). 

Nel VI secolo appaiono il bue e l’asino, ricordati dal profeta Isaia: “il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma il mio popolo non comprende” (Is 1, 3).

 

Diffusione 

Dopo l’epoca di san Francesco il presepio è frequentemente rappresentato nelle chiese e nelle famiglie del mondo intero soprattutto a partire dal sec. XV.   

Dai secoli XIV e XV si cominciò ad usare meccanismi ad orologeria che permisero di introdurre personaggi mobili. 

Assai diffusi oltralpe i “riposi di Gesù” (sec. XV e XVI).  Consistevano in una culla adornata di molti nastri e contenente una statua di Gesù bambino.  Attorno a tale culla si radunavano soprattutto i fanciulli che cullavano il bambino, tirando i nastri.   

L’arte barocca e soprattutto l’arte napoletana del ’700 introdusse nel presepio molteplici figure con scene di vita quotidiana e infiniti particolare paesaggistici curati nei minimi dettagli. 

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I presepi della Natività:

 

 

 


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